Bellideroma, l’Inter Club che vince sempre il suo scudetto!

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Carissimi Soci e Carissimi Amici

anche quest’anno siamo riusciti a fare quello che ormai da sempre è diventato un impegno per noi essenziale ossia dedicare il ricavato delle nostre trasferte per aiutare chi ha più bisogno di noi.

Eh sì perché se c’è ancora qualcuno dei nostri 770 iscritti che ancora non lo ha scoperto tutti TUTTI TUTTI i nostri ricavi vanno a sostenere cause di solidarietà come quelle della nostra Onlus Amici di Marco d’Andrea a favore del Reparto di Oncoematologia del pediatrico Umberto I e quando possiamo, anche cause difficili come quelle che da due anni stiamo sostenendo nei paesi terremotati di Lazio e Marche.

E proprio nelle Marche ci si è presentata quest’anno la storia davvero unica di un dottore di “frontiera” che cura bambini malati girando per i paesi sconquassati dal maledetto terremoto del centro Italia. Paesi ridotti in ginocchio dalla terra che ancora oggi non finisce mai di tremare e provoca danni e tanta tanta paura per chi è costretto a vivere in quelle zone.

Ebbene circa un anno fa riceviamo una telefonata da questo Dottore che ci dice:
“Ciao ragazzi ho scoperto che voi siete un club fantastico e vi impegnate ad organizzare collette per sostenere cause difficili e la mia è davvero difficile! Abbiamo gli asili e le scuole devastate non c’è più un posto di ritrovo per i bambini e con tutte le nostre forze vogliamo regalargli un parco dove dimenticare il terremoto, ma partiamo da zero e senza nessun fondo da parte delle istituzioni, ci potete dare una mano?” 

è inutile dire che noi interisti le sfide e le missioni impossibili ce le abbiamo nel DNA e i Bellideroma sono il non plus ultra dell’Interismo! è stato un attimo rispondergli:“certo Dottore la sua causa sarà anche la nostra causa!”

Oggi dopo circa sette mesi da quella telefonata e in silenzio come sempre facciamo, grazie anche al nostro piccolo ma fondamentale contributo il Parco giochi di Pieve Torina in provincia di Macerata è praticamente completato e siamo orgogliosi di raccontarvi questa storia attraverso le parole del Dottore che ci chiamò. Un uomo che come sempre succede in questi casi, vive una vita da eroe moderno al di fuori dei riflettori e della notorietà ma per entusiasmo generosità e professionalità è uno di quegli uomini e di quelle donne che fanno davvero andare avanti questo stranissimo paese che è l’Italia.

Buongiorno Dottore ci racconti cosa fa a Pieve Torina?
Buongiorno a tutti gli amici dell’Inter Club BellideRoma prima di tutto mi presento, mi chiamo Salvatore Stasolla e faccio il pediatra ormai nelle Marche da 10 anni. Sono nato a Gravina di Puglia, mi sono specializzato a Bari e ho lavorato sempre in Oncoematologia Pediatrica presso il Policlinico di Bari. Nel 2007 sono arrivato qui a fare il pediatra di famiglia a Pieve Torina un paese devastato dal terremoto dell’ottobre 2016.

Come si vive oggi nel centro delle zone terremotate?
Forse non lo sapete perchè ormai non se ne parla più ma qui viviamo sempre una situazione di emergenza, emergenza che ormai è diventata normalità.  Praticamente il paese è semidistrutto e molto lentamente hanno iniziato a ricostruire. I disegni della ricostruzione ci sono, si vedono le casette di legno, si vede la gente un po’ più ottimista, però c’è la grossa problematica di aver perso la normalità.

Ma che vuol dire normalità?
Ciò che era normale fino a prima del terremoto non lo è stato più, tutto è cambiato strade, uffici, scuole, il lavoro ma anche farsi un caffè con gli amici e andare al ristorante insieme, oggi queste sono tutte cose che stanno iniziando a tornare, ma quello che nelle nostre città come Bari e Roma è normalità qui ancora non esiste!

Come nasce l’idea del parco per i bambini?
Questo parco che nasce quasi per gioco in un giorno in cui, parlando con un mio paziente e con le mamme in sala d’attesa, ci si chiedeva cosa si potesse fare per migliorare la vita in questo paese e ci siamo resi conto che mancava un punto di aggregazione per la gente, un luogo dove le persone potessero portare i loro bambini. Bambini che con il terremoto avevano perso tutto, le loro camerette, le loro scuole, la loro quotidianità e le loro case che da un giorno all’altro erano diventate appartamenti d’albergo sulla costa. Così ho cominciato a chiamare un po’ di amici e a spargere la voce per mettere in piedi questo progetto. Pian pianino si sono avvicinate tante persone tra cui Alberto Ambrosino in rappresentanza dell’Inter Club Bellideroma che fa parte ormai dei fondatori di questo gruppo e poi amici di Firenze di Roma c’è un elenco lunghissimo di amici con cui si è lavorato e scherzato sulla nostra chat quotidianamente.

Una vera task force per un Parco giochi?
Il progetto ormai è più ampio e non si limita più al parco, già da qualche mese abbiamo messo in piedi altri progetti  come regalare ai bambini colpiti dal terremoto vestitini, giocattoli, abbiamo portato con il supporto di Alberto e Poste Italiane, Babbo Natale tra i bambini in un evento che è piaciuto tantissimo. Abbiamo fatto insieme a tanti altri amici la festa di babbo Natale con oltre 1000 regali distribuiti. Siamo andati nelle case di riposo a portare regali e un po’ di gioia anche ai nonni terremotati.

A che punto è la costruzione del parco giochi e quando ci sarà l’inaugurazione ufficiale?
Il parco di Pieve Torina consiste in un’ampia zona tutta piena di alberi in cui è sorto un grande asilo bellissimo. E affianco a questo asilo ci sarà una zona antitrauma dove ci sarà il parco dei bambini piccoli. Ad oggi il parco di Pieve Torina è quasi concluso e con i fondi che l’Inter Club Bellideroma ha raccolto abbiamo già acquistato i tavoli per giocare e mangiare all’aperto e con gli altri fondi completeremo il pavimento anti trauma. Come vedete ognuno si occupa di una cosa e tutti insieme si va avanti. 

quale sarà il prossimo progetto che potremmo sostenere?
Sull’onda di questo entusiasmo abbiamo tirato fuori un’altra bellissima idea quella di fare un altro parco giochi in un altro paese devastato dal terremoto Muccia e insieme ai tanti amici che si sono uniti in questi mesi stiamo raccogliendo dei fondi raccogliendo davvero molti soldi.  La cosa stupenda è vedere che questa gente in Italia esiste e persone come i Bellideroma possono dare davvero una mano, basta soltanto unire le forze, tutto si può fare insieme! Questo ci insegna tanto, a volte siamo attratti solo dalle cose brutte che sentiamo in tv, ma delle cose belle non ne parla mai nessuno perché noi facciamo le cose solo per amore perché a noi ci diverte fare queste cose e la giornata quando si fanno queste cose non è più di 24 ore diventa di 48
In realtà la soddisfazione che ti da fare queste cose non ha prezzo non vale nessuno stipendio di nessun politico, noi speriamo che l’Inter club Bellideroma continui ad aiutarci anche sugli altri progetti perché c’è da fare ancora tantissimo qui. Speriamo di finire prima dell’estate perché anche qui i bambini hanno perso tutto considerando che il nostro gruppo resterà sempre unito per fare ancora tante belle cose.

Grazie Dottore della sua Umanità, ci manda un saluto ai nostri iscritti
Sono davvero felice di salutarvi tutti e di ringraziarvi per la vostra fantastica generosità e sarei contentissimo di vedervi tutti all’inaugurazione del parco che vi farò sapere appena sarà pronto. Chiudo ricordando che tutti voi dei Bellideroma e tutti noi siamo uniti da un unico intento portare il sorriso ai bambini e chiunque fa questo utilizza il proprio tempo bene.

Dottore ma la sa una cosa, presi dal progetto mi sembrava davvero fuori luogo chiederglielo ma a questo punto non posso esimermi dal farlo, ma lei per che squadra tifa?
Ma come, non ci sarebbe neanche da chiederlo? Forza Inter forza Inter e mi raccomando sempre forza Inter! Ciao!

I danni del maledetto terremoto!
Il “nostro” Asilo con il Parco Giochi
…e infine il nostro eroe senza macchia e senza paura sul suo destriero!
Grazie Doc orgogliosi di essere tuoi amici!

 

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Buffon e la parata che lo rese immortale!

The Goalkeeper in the High Castle

Questa storia parte dal 93mo minuto di una partita di calcio importantissima. Sarà di sicuro la più importante della stagione almeno in Italia, in attesa di vedere due finali che forse, una in particolare se la Roma riuscirà nell’impresa, la sorpasseranno per notorietà.

Sul campo si sfidano le due squadre più amate nei loro paesi e allo stesso tempo le più odiate in tutto il mondo. Le più odiate della storia del calcio! Perché chi vince solo due sentimenti può suscitare, Amore e Odio!

Tutti conoscono il Real Madrid, la squadra del Re di Spagna che ha stradomina da sempre in Spagna e nel mondo e la Juventus la squadra della famiglia Agnelli che ha stradomina in Italia ma in Europa e nel mondo è riuscita solo due volte nell’impresa di vincere il trofeo più importante. La prima con tanti, tanti morti sugli spalti, la seconda con un’ombra grandissima di doping.

Ebbene questa partita era l’ultima salita da affrontare per entrambe prima di scollinare verso una impresa che sarebbe stata se non certa, di sicuro molto facile considerando le avversarie rimaste. Il Real per conquistare l’ennesimo Trofeo in una stagione non davvero esaltante e la Juventus finalmente per poter dire di essere una squadra a dimensione Europea, nella ricerca di un successo ormai troppe volte sfuggito.

È il minuto 92, la tensione dopo la vittoria strepitosa dell’andata del Real è altissima, visto che il risultato è di nuovo in parità con una partita altrettanto strepitosa della Juventus. Il Real è disperato continua a lanciare palloni in area in cerca del guizzo che possa chiudere una partita che sta diventando pericolosissima. Ai supplementari mancano solamente 40 secondi, ma l’ennesimo pallone lanciato in area questa volta trova Cristiano Ronaldo già al secondo piano del suo ascensore fisico. Lo stacco è come sempre da supereroe e il passaggio al compagno è come sempre da gentilissimo poeta del calcio. Al centro c’è un certo Vazquez che, sfido chiunque, nessuno aveva idea neanche di come fosse fatto fisicamente prima della partita. Ma forse non lo sapeva neanche Benatia visto che nell’azione si fa passare avanti come un pollo e quando si accorge che la palla gli sta arrivando come un cioccolatino è già troppo tardi.

92 minuti 23 secondi.

Rigore!

Come sempre le proteste sono veementi tutta la Juventus circonda l’arbitro ma questi è irremovibile, la situazione sta sfuggendo di mano ma Buffon il portiere della Juventus fa da scudo! Uno ad uno allontana tutti i suoi compagni, prima Matuidi e Douglas Costa letteralmente impazziti, poi il gigante Mandzukic. Buffon calma gli animi cerca di far capire ai suoi compagni che non è finita, che non finirà così quella fantastica impresa. Quando tutto sembra calmarsi e finalmente anche Chiellini allontana gli ultimi compagni dall’area, anticipando Khedira che colto da un improvviso raptus rabbioso cerca di rovinare il dischetto del rigore. 

Gigi Buffon si piazza in mezzo ai pali guardando orgogliosamente il suo avversario che, come lui, ormai si è isolato completamente dal mondo. I compagni di Real e Juventus guardano i due riponendo su di loro tutte, tutte, tutte le loro speranze, i loro sogni, ma anche i loro incubi peggiori, è in quell’istante che gli si blocca il respiro! 

L’arbitro Oliver riconosce e ringrazia con un cenno, il gesto di meravigliosa sportività del portierone della Juventus e lascia qualche secondo in più ai due sfidanti per raccogliere le energie fisiche e dare il meglio di se in quella che sarà storia del calcio.

Lentamente porta il fischietto alla bocca e decide che è il momento.

Cristiano Ronaldo nella sua classica posizione a gambe larghe, si lascia andare con il corpo in avanti, punta la gamba sinistra e inizia la corsa verso la luce, verso la vittoria, verso Dio! Uno, due tre passi poi il quarto quinto velocissimi per non dare al portiere il tempo di capire dove andrà la palla e destro che si carica come una molla per colpire con tutta la violenza possibile il pallone. 

È in quel momento che Gigi Buffon insieme a milioni di tifosi della Juventus piega le gambe, avvia la tensione portando tutta l’energia della terra verso i suoi quadricipiti che scattano come la corda di una balestra liberata dal gancio che li teneva bloccati. C’è tutta una vita in quel gesto fisico migliaia di allenamenti, migliaia di tuffi, migliaia di parate e di gol subiti, gioie immense e dolori infiniti, tutti concentrati in quel gesto atletico.

Cristiano Ronaldo colpisce il pallone, lo colpisce come un martello colpirebbe un vetro di cristallo, un colpo di frusta che non fa proseguire la corsa della gamba con il piede che si ferma al contato per dare più velocità al pallone ma allo stesso tempo più precisione. È all’angolino più lontano alla sinistra di Buffon che si dirige a tutta velocità il pallone.

Le gambe di Buffon esplodono tutta la loro potenza, i quaranta anni sono diventati la metà, la forza della volontà è infinita e il resto del corpo si allunga per cercare di prendere, di toccare, di sfiorare quella sorta di Sacro Graal di cuoio che arriva verso di lui. Ma tutto il gesto di Buffon è fulmineo e quando il cervello dice alle braccia di allungarsi la mano destra si lancia come se fosse letteralmente sparata dal braccio. Si allunga, si allunga ogni fibra del corpo si allunga e quando l’incrocio delle linee della palla e della mano si stanno per incontrare… gli occhi di Buffon si chiudono alla ricerca di un ultimo allungo fatto con i reni con le spalle, con le mascelle. Volare con gli occhi chiusi in attesa di sentire se tutto lo sforzo di quaranta anni di vita su quel prato maledetto o benedetto porta al… Sì! Ecco! c’è il contatto! La punta del medio e dell’indice sentono il Sacro Graal ed in quel milionesimo di secondo che dalla punta dei piedi fino alla punta delle dita arriva dal corpo tutta la forza della terra per irrigidirle e deviare il pallone di quei pochi millimetri… centimetri!

Cristiano Ronaldo guarda la scena come impietrito, il suo modo di calciare gli fa rallentare la corsa per poi riprenderla nella sua più classica esultanza, ma il pallone toccato da Buffon devia la traiettoria sempre di più, sempre di più…

Palo!

Fuori!

Ronaldo cade in ginocchio guardando la palla finire fuori ma soprattutto guardando Buffon diventare gigantesco, diventare lui immortale semplicemente toccando quello sferico meraviglioso unico Sacro Graal

Finita!

L’arbitro non da neanche il tempo di raccogliere il pallone al raccattapalle, fischia la fine di quella partita altrettanto immortale, nulla sarà mai più come prima nel calcio mondiale.

Quella che fece il Liverpool nei confronti del milan ormai è solo uno sbiadito ricordo dell’impresa che la Juventus e Buffon ha completato parando due rigori decisivi nella stessa partita, quello che ho appena raccontato e quello che parò nell’ultimo tiro della lotteria dei rigori avvenuta appena trenta minuti dopo che i supplementari finirono senza gol.

Il dopo partita fu una festa infinita ma Buffon non parlò perché per lui parlavano i suoi occhi, la sua gioia, la sua felicità. non parlò neanche Andrea Agnelli da capo dell’ECA l’Associazione dei Club Europei l’organismo che rappresenta le società calcistiche a livello europeo non era giusto esprimesse il suo godimento infinito per la sua squadra, doveva comunque rispettare gli avversari sconfitti. 

Parlarono tutti gli altri protagonisti sia della Juventus che del Real e l’ultimo a uscire fu Cristiano Ronaldo che non disse molto se non: “che il suo rigore lo aveva parato il portiere più forte della storia”  Gigi Buffon il portiere che fece la parata più importante della storia del calcio!

 

Gigi Buffon, nella tua mente pensi di sapere cosa hai fatto, ma ora sai anche cosa ti sei perso!

Pagelle Inter Bologna

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Handanovic: 6 – Sul gol invece di essere reattivo sviene dal dispiacere di vedere i suoi difensori incartarsi e regalarsi agli avversari, ma fargliene una colpa sarebbe davvero da vecchietti incontentabili del Muppet’s Show. Due le parate degne di nota entrambe su Palacio, la prima sul colpo di testa per i fotografi, la seconda di piede per i tre punti.

Cancelo: 6,5 – Ormai è chiaro a tutti che, uno, è un ottimo giocatore, due, è il terzino destro il suo ruolo. Ha piedi, corsa, coraggio e sa inserirsi bene in sovrapposizione. Ieri non era una partita da pericolo altissimo in fase difensiva per cui lo dobbiamo rivedere in questo contesto però l’impressione è che possa fare bene. Da rivedere l’intesa con Karamoh ma chiedere da subito anche questo è un po’ troppo, anche se vedere perdere quei palloni a centrocampo come due fessi non è il massimo.

Miranda: 5 – Skriniar gliela da di merda e fa bene a rilanciarla via, ma quando vede che la palla resta in zona ci mette dieci secondi a rimettersi in coordinazione. Detto da un vecchietto come il sottoscritto non è bello ma forse l’età sta cominciando a far danni sul fisico. Peccato perché la classe è ancora tanta.

Skriniar: 5,5 – sta involvendo e seppur resti la grandissima fisicità e la voglia anche di lanciarsi in avanti, è nella fase difensiva che deve restare impeccabile e questo ultimamente non accade. Il passaggio a Miranda da cui nasce il gol è criminale e anche lui si addormenta nel chiudere Palacio che non poteva che fare quello che ha fatto. Sveglia ragazzo il campionato è ancora lungo e le minchiate si pagano in una squadra che ad oggi più di due gol a partita non fa!

Lisandro Lopez: 6 – Buona la prima, da riserva ovviamente. Fa delle cose pregevoli e delle cose da rivedere, quelle pregevoli dimostrano che il giocatore può avere delle ottime potenzialità, quelle da rivedere sono figlie della scarsa attitudine alla squadra e al nuovo inserimento, però nel complesso fa il suo e può essere sicuramente utile, anche perché abbiamo scoperto che ha le ossa di gomma e nei contrasti non si può rompere…

D’Ambrosio: 6 – Ebbene sì questa volta se la merita anche lui la sufficienza, la pacca sul culo a Brozovic per cercare di risvegliarlo dal coma profondo in cui versava è un gesto da apprezzare. I limiti tecnici purtroppo restano, come anche un paio di azioni scellerate ma questa volta anche un paio di cose degne di nota, come la sfortunata traversa e il salvataggio sull’ultima parata di Handa. Sarà un ottima riserva il prossimo anno.

Karamoh: 8 – Lo abbiamo visto tutti c’è poco da dire se non ricordare che il ragazzotto nato in Costa D’Avorio ha 19 anni e che lo abbiamo preso in prestito biennale con obbligo d’acquisto per 6 milioni di euro. Se tanto mi da tanto parliamo finalmente di un investimento straordinario. Quello che abbiamo visto ieri è da valutare con grande attenzione perché Yann é alto 1,85 e certi numeri fatti in velocità con quel fisico sono davvero tanta roba. Di negativo solo il fiato, ma credo che questo ragazzo l’allenamento di un professionista lo sta scoprendo da agosto. Man of the match! 

Borja Valero: 6 – ieri davanti alla difesa a far ripartire il gioco nulla da evidenziare in senso negativo ma purtroppo anche in senso positivo. Con l’ingresso di Gaglia e Rafinha si sposta più avanti ma produce comunque poco. Chiaramente il fisico e l’età lo limitano rispetto a quanto il suo ruolo dovrebbe produrre ma quello che è più grave è che quando nel finale la squadra rincula troppo e si fa schiacciare, lui con la sua esperienza dovrebbe trovare le soluzioni o i falli per ritirarla su, invece si fa schiacciare anche lui

Vecino: 6 – questa volta non lo picchiamo con il voto perché il lavoro che fa a centrocampo ma ancor più sulle coperture di fascia è davvero notevole con Perisic che non torna mai e Karamoh senza fiato è un moto perpetuo. Il sogno di vederlo più spesso inserirsi in area credo che non lo vedremo mai realizzato, ma non si può avere tutto dalla vita.

Brozovic: 5 – Una partita nata in modo notevole con un assist vero e un colpo di testa fuori di un millimetro ma poi buttata nel cesso. In realtà non è stata una prestazione così negativa come i fischi dei balaustrari facevano intendere ma quel modo ebete di comportarsi dopo ogni pallone perso non è davvero accettabile. Questo è un pubblico che ha applaudito un cane del calcio come Medel solo perché non si arrendeva mai e lui non riesce a capire che è questo, solo questo che il pubblico vuole. Perché tra l’altro paradossalmente Brozo è uno di quelli che corre di più e non è uno scansafatiche, è semplicemente indolente e questo purtroppo per lui il pubblico non lo perdona.

Rafinha: 7 – Entra e detta le regole del calcio ossia corsa, intelligenza tattica e piedi dolcissimi così zuccherosi che i 50 mila di sansiro oggi stanno tutti dal dentista per curarsi le carie! Non voglio prendermi meriti ma la scorsa settimana ho scritto che questo giocatore ci avrebbe sorpreso non tanto perché lo conoscessi così bene in campo, ma perché dietro a questo campione c’è una famiglia sportiva davvero notevole e questa cosa è un valore aggiunto importantissimo. Del giocatore ormai finito fisicamente che ci avevano detto ieri non abbiamo visto nulla anzi dopo l’intervento di Mbaye l’impressione è che sia di ferro, ora a palla di cannone mettiamolo in forma perché anche lui è tantissima roba e non sappiamo se lo avremo l’anno prossimo. Il Barcellona infatti non aveva il minimo dubbio sulla validità del giocatore visto che ce lo ha prestato con un diritto di riscatto a 38 milioni di euro…

Perisic: 5 – Se possibile anche peggio di Brozovic ma il destino che certe volte ti toglie, certe volte ti dona. Ieri il destino gli ha donato un paio di infortuni dei compagni che hanno evitato la sua sostituzione e la botta al braccio che lo ha limitato nella corsa, ha completato l’impietosimento del pubblico di Sansiro. Resta assurdo l’egoismo con cui si affaccia in area tirando anche se ci sono compagni meglio piazzati, visto e considerato che sta vivendo un periodo dove non riuscirebbe a buttarla dentro neanche con le mani. Ennesima riprova che l’intelligenza è un fattore che nel calcio, incide più della tecnica e del fisico.

Eder: 6,5 – Pronti via gol, c’è da dire che il destino è davvero bizzarro millemila partite da entrato a partita in corso con risultati pietosi due partite da titolare e protagonista ssoluto. Con questa prestazione mi ha quasi convinto che nel 4-4-2 al posto di Perisic affianco ad Icardi ci potrebbe stare anche lui, anche perché la corsa, nonostante il lardello che si intravede nella maglietta e le pause nel secondo tempo, ci sta. Vabbé dai scherzavo anche lui ottima riserva per il prossimo campionato! Però una nota di merito gliela dobbiamo dare il cross sprecato da Perisic è il sogno di un gesto tecnico che abbiamo aspettato per anni, più o meno dai tempi di Recoba.

Gagliardini 5 – Entrato per chiudere la partita, a momenti riesci a riaprirla con un assist di testa perfetto per Palacio… la la sensazione di un giocatore non solo in fase calante ma proprio non all’altezza per certi obiettivi purtroppo resta.

Spalletti: 6 – che il Mister faccia il lavoro più facile al mondo, per gli allenatori da divano è scontato, che nella realtà sia il lavoro più difficile della terra vista l’attenzione riposta da migliaia di persone che lo guardano e lo giudicano è un dato di fatto. Quello che sembra per noi naturale, ossia mettere in panchina Candreva è in realtà una cosa complicatissima e lui sa bene che gli equilibri della squadra si devono mantenere sempre e comunque anche a discapito di certe prestazioni e di certi risultati. Però le prestazioni di Karamoh e Rafinha gli tolgono un grandissimo peso e lo aiutano di sicuro per i prossimi match a panchinare quelli meno in forma. Ma questo solo ed esclusivamente se si vincerà, perché alla prossima sconfitta o alla prossima prestazione incolore di Karamoh, riusciranno fuori i Mister da divano che lo incolperanno di aver panchinato troppo presto Candreva che in fondo non è così male, che è il nostro recordman di assist e via dicendo…
Il tutto considerando che siede sulla panchina più bollente della serie A e dietro di lui c’è il vuoto pneumatico a livello di Società e di supporto tecnico.
Resta il mio personalissimo sogno di vedere ogni tanto un modulo diverso in campo con la doppia punta ma per mia fortuna ho sempre la Play station per sfogarmi con moduli ultra offensivi… Forza Mister la fiducia del pubblico c’è, portaci in Champions e la fiducia si trasformerà in devozione!

Numeri.

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Da vecchio analista cerco sempre di dare spazio alla razionalità dei numeri e dei fatti prima di prendermi a bottigliate sulle palle o di prendere a bottigliate chi si ritiene il colpevole di certe situazioni. Inoltre prima di gridare al moriremo tutti bisognerebbe almeno aspettare di essere sull’orlo del baratro, limite che ancora non sembra essere stato raggiunto dalla squadra visto il quarto posto.

Certo è evidente che il trend delle ultime partite non fa pensare che tutto vada benissimo, ma forse non tutto è da buttare, viste le difficoltà delle nostre concorrenti.

Gli aspetti da analizzare per individuare il trend negativo, sono sempre quelli da quando esiste il calcio, ossia in ordine di importanza la Società, l’Allenatore, i Giocatori e infine i fattori esterni, dove per esterni intendo tifosi arbitri e media. A questi aspetti dobbiamo anche analizzare in modo trasversale ulteriori fattori come la mentalità vincente, l’attaccamento alla maglia o il senso di appartenenza e infine per chi scende in campo, lo stato di forma fisica e mentale.

Tutti argomenti che offrono spunti infiniti e soprattutto sindacabili ma in questo post mi soffermerò ad analizzare soltanto i numeri prodotti ad oggi cercando di dare delle conclusioni il più asettiche possibili.

Tralasciando i numeri conosciuti delle classiche tabelle da classifica con punti e reti in casa e fuori, facciamo subito un passo avanti e dividiamo la stagione in due fasi, prima della sconfitta con l’Udinese e dopo la sconfitta. Prima della sconfitta, in 16 partite, l’Inter ha realizzato 12 vittorie e 4 pareggi segnando 33 gol (più di due gol a partita) e subendone solo 10 (poco di più di un gol subito ogni due partite). Dalla sconfitta con l’Udinese il trend è stato drammatico, 7 partite, 5 pareggi e due sconfitte, 5 gol fatti (meno di 1 a partita) e ben 8 subiti (più di 1 a partita). I numeri ci dicono che non solo siamo calati drasticamente come gol fatti da più di due a partita e meno di uno, ma soprattutto abbiamo aumentato di brutto la perforabilità della nostra porta, passando da 0,6 gol a partita a 1,1.

Se c’è quindi da analizzare un problema si dovrebbe fare a 360° guardando anche la fase difensiva e non come stanno facendo tutti nell’individuare solo nella fase d’attacco la principale causa degli insuccessi. Anche perché i numeri ci dicono che la media dei tiri fatti dall’Inter dentro e fuori dello specchio non è di molto differente dal pre e post Udinese. Prima dell’Udinese ne facevamo 15,8 a partita dall’Udinese in poi 14,7, praticamente uno solo in meno a partita. E di tiri nello specchio la differenza si assottiglia ancor di più, da 5,5 a 4,9 tiri a partita. In pratica l’attacco, seppur ci sembri molto più asfittico, produce la stessa quantità di tiri. A questo punto è evidente che per l’attacco il problema è di qualità delle conclusioni e la qualità dell’attacco riconduce sempre allo stesso valore, gli assist che dalla partita con l’Udinese sono praticamente spariti.

Per la difesa il discorso è identico prendiamo più gol ma i tiri che subiamo sono addirittura meno rispetto al pre Udinese. Siamo passati da 15,8 tiri subiti a partita a 14,7 di media delle ultime prestazioni e i tiri nello specchio sono rimasti uguali, sempre 3,3. Anche qui è evidente che la differenza la fa la qualità degli attacchi che subiamo o per meglio dire la mancanza di qualità che la nostra difesa sa opporre agli attacchi avversari. Prendiamo gli stessi tiri ma i gol aumentano, ciò non può che significare che difendiamo molto peggio e quando subiamo un tiro è talmente “facile e pulito” vedi i gol di Spal e Crotone, che il portiere non può fare nulla per evitare il gol.

fonte inter.it

In soldoni se nell’attacco sono gli assist a generare il danno, in difesa è tutta la fase difensiva che non funziona e per fase difensiva intendo principalmente la copertura del centrocampo che mancando il suo supporto costringe il reparto difensivo a fare dei movimenti di copertura sbagliati, portando i nostri centrali fuori posizione (quante volte avete visto Skriniar e Miranda andare a coprire sulle fasce?) o peggio ancora a far rinculare il baricentro della nostra squadra al limite della nostra area. Sia con la Spal che con il Crotone, per citare solo le ultime due partite siamo stati messi sotto nei secondi tempi al punto che sembravamo noi la provinciale e loro l’Inter.

Ci saranno molti motivi per questa mancanza di copertura del centrocampo, ma anche qui guardando i numeri dei centrocampisti utilizzati qualcosa si capisce. Il più evdente di tutti è l’utilizzo più continuo di Brozovic tra i titolari nelle ultime 7 partite. Pre Udinese Brozo da titolare ha giocato solo 5 partite su 16 dall’Udinese in poi 5 su 7. Ma perché Brozo? Il croato purtroppo è uno dei grandi dubbi irrisolti di questa Inter, è l’unico che ha piedi e visione al livello di un regista vero ma è anche quello che in fase difensiva non ha il “fisico” per fare le due fasi (mi sarei potuto fermare anche a non ha il fisico.) Inevitabilmente, con Candreva Perisic e Icardi oltre la linea della palla, se non recupera lui il miss match davanti la difesa con i centrocampi avversari ci vede sempre perdenti o in estrema difficoltà. Non è un caso infatti che il centrocampo dell’Inter pre Udinese ha quasi sempre visto Gagliardini completare il terzetto con Borja e Vecino mentre Brozo e Joao Mario (5 volte titolare) sono stati centellinati e soprattutto mai utilizzati insieme (a parte con il Chievo per manifesta inferiorità) per evidente incapacità di copertura.

fonte inter.it

Da questi dati è chiaro che al netto delle condizioni attuali di forma mentale e fisica dei giocatori, la principale problematica al momento è quella della mancanza di equilibrio della formazione in campo che non riesce ad esprimere né un gioco continuo e produttivo, ma ancor di più alla ricerca di questo, non garantisce quelle coperture alla difesa utili a non retrocedere il baricentro della squadra e a tutelare la difesa stessa dagli uno contro uno. La soluzione migliore che ci indicano i numeri e se il Mister vorrà mantenere in futuro il modulo 4-2-3-1 è tornare all’assetto con Borja Valero davanti la difesa Gagliardini e Vecino al centro con Candreva e Perisic ali ma sulla stessa linea dei due centrali. 

A corollario di quanto detto e guardando ancora in numeri vediamo altri dati a dir poco imbarazzanti per giocatori e squadra che devono essere protagonisti in questo campionato. L’inter tra calci d’angolo e cross dal campo ha tirato il pallone verso verso l’area avversaria circa 585 volte, record assoluto tra tutte le squadre di serie A (la Juve ne ha fatti solo 271!), ma quanti di questi crosso vanno a target? Quasi 200 muoiono sulle terga dei terzini avversari e dei restanti, pochissimi e si contano sulle dita delle mani, arrivano sulle teste dei nostri attaccanti. Questo dato ci pone al comando della classifica dei gol di testa ma se approfondiamo il dato sulla precisione torniamo punto a capo, la gobba con la metà dei cross che facciamo noi fa un solo gol in meno di testa rispetto a noi 8, in luogo dei nostri 9.

testa gol

fonte lega serie A

Se poi vogliamo approfondire il dato degli assist i numeri ci danno informazioni ancor più disarmanti, l’Inter ha fornito ai suoi attaccanti 88 assist ma solamente 21 sono vincenti e di questi 21 pochissimi possiamo definirli veramente assist. Apro e chiudo una parentesi che però per me è fondamentale. Gli assist non sono cross sulla testa tirati dalla tre quarti di campo o dalla bandierina in mezzo a dieci giocatori vedi Eder con il Crotone. Gli assist per me sono passaggi grazie ai quali e solo tramite i quali si generano gol. Per meglio dire, il cross di Perisic per Icardi a Roma Inter, dove Icardi stoppa il pallone arretrato si gira e con una mezza girata la mette all’angolino, ecco per me quello non è un assist. Quello che Perisic fa invece a Vecino pochi minuti dopo, nel quale Vecino la deve appoggiare in rete è un Assist! Il cross di Candreva per Borja Valero nel gol contro il Verona è un Assist, quello del gol di Icardi fatto da D’Ambrosio con l’Atalanta è solo un cross che poi Icardi trasforma in gol con un colpo di testa spaziale. Tutto questo per dire che gli assist sono il completamento di una azione di gioco ragionata che porta, naturalmente, gli attaccanti a segnare. L’assist è il gioco del calcio, il gol di Icardi che la gira di testa con una maestria unica nel suo genere è un capolavoro di Icardi, non è il gioco del calcio.

La controprova è che tornando ai numeri sugli assist la Lazio e la gobba con un numero di assist totali più o meno simili all’Inter (la Lazio addirittura 11 di meno) ne trasformano in vincenti ben 13 di più e questo perché come scrivevo sopra i loro assist sono figli del gioco di squadra, dell’inserimento dei centrocampisti e dei movimenti ad accentrarsi delle ali che permettono di dare palloni solamente da appoggiare in rete e non cross buttati dalla trequarti facendosi il segno della croce. Juve Lazio e anche Napoli rispettivamente grazie a questo modo di giocare hanno segnato 21, 20 e 12 gol più dell’Inter. 

Assist

fonte lega serie A

Tutti questi numeri ci riconducono quindi al fattore assist che da sempre è il grande male dell’Inter post triplete. I vari allenatori che si sono susseguiti hanno sempre cercato di lavorare su questo fattore cercando ali idonee a servire i nostri attaccanti replicando quello che facevano gli immensi Pandev ed Eto’o con Mourinho. La cosa paradossale è che sia Eto’o che anche Pandev sono tutto fuorché ali pure e forse proprio questo li rendeva funzionali al tipo di ruolo che deve avere l’esterno in un centrocampo avanzato a 3, accentrandosi molte volte e scambiando con Milito e Sneijder. Con questo voglio dire che Candreva e Perisic sono due ali pure (quasi da Rugby) che ci possiamo permettere solo ed esclusivamente se forniscono almeno il doppio degli assisti visti finora e questo per due motivi. Il primo è che non avendo un regista vero e terzini davvero scarsi (vedremo se Cancelo ci smentirà) non abbiamo altre alternative. Il secondo avendo solo Icardi al centro dell’area ed essendo Candreva e Perisic non certo due killer del gol, se non forniscono assist a lui non abbiamo altre soluzioni d’attacco che portano alla conclusione vincente. Se a questi fattori tecnici ci aggiungiamo lo scarso stato di forma (mi fermo qui perché si aprirebbe una voragine a parlare di altre cose) delle due ali il gap vero e limitante è servito.

Cosa fare?

Chiuso il mercato e vista la condizione mentale e atletica dei nostri le soluzioni non possono che essere due. La prima è cambiare modulo e trovare una soluzione che veda l’utilizzo di giocatori più in forma eliminando un’ala pura con un modulo tipo 4-4-2 con Eder o Perisic al fianco di Icardi o in alternativa facendo massa a centrocampo con un 3-5-2 . La seconda è mantenere lo stesso modulo avendo il coraggio di inserire le riserve al posto dei titolari non in condizione, Karamoh o Cancelo per Candreva, Vecino per Perisic e Rafinha al centro del gioco a fare regia, visto il promettente approccio con il Crotone.

Io sono fortissimamente convinto che non siamo sull’orlo del baratro e che basta davvero poco per riprendere quell’abbrivio che ci ha portato nelle prime sedici partite a diventare primi. L’obiettivo è sempre il quarto posto e Roma e Lazio stanno facendo di tutto per mantenerci in corsa, basta pochissimo per ritrovare gli equilibri e un po’ più di generosità nel passarsi il pallone per finalizzare quello che si crea e i numeri ci dicono, che anche ad oggi non è poco!

AVANTI INTER
AVANTI MISTER
AVANTI PRESIDENTE

Pagelle Inter Crotone

Handanovic: S.V. – neanche una parata, ma il solito giochetto della ripartenza bassa dai difensori che fa perdere fedeli al cristianesimo.

D’Ambrosio: 3 – Come scrivevo nella precedente pagella purtroppo non è all’altezza di giocare in questa squadra e in tutta la partita non ricordo una cosa degna di nota, ma neanche una cosa che lo possa ricordare come calciatore da serie A. Mi chiedo davvero se chi lo fa giocare si rende conto dell’inutilità della sua presenza in campo.

Skriniar: 5 – si nota perché a volte invece di darla a Borja porta la palla fino a metà campo e poi ….la da a Borja. Sul gol il rimpallo lo taglia fuori ma sull’azione sembra addormentarsi anche lui come tutta la difesa.

Miranda: 5 – dietro risolve più rogne di Skriniar ma potrebbe fare di più in costruzione visto che i piedi restano brasiliani. Capisce che non è serata e si muove poco dalla difesa. Sfigato anche lui sul gol ma anche lui addormentato o per meglio dire poco reattivo.

Dalbert: 4 – con Perisic davanti, che non fa fare sovrapposizioni, è più difficile arrivare sul fondo, nonostante questo ha fatto comunque movimenti ordinati. Poche cazzate poche invenzioni poco di tutto insomma. Immagino che per averti acquistato qualcosa doveva aver dimostrato, aspettiamo speranzosi…

Candreva: 2- Farlo giocare oggi è accanimento terapeutico, imbarazzante perché fisicamente è a posto e lo si è visto in quel contropiede dove andava così veloce che è andato a sbattere lui contro il difensore che rinculava. Fermatelo.

Borja Valero: 5 – vino buono ormai sfiatato, restano pochi sorsi a partita e dovrebbe essere centellinato, ma evidentemente in questa squadra l’unico che possiede una soglia accettabile di neuroni e almeno per 60 minuti utile alla causa.

Vecino: 3 – anche questa volta gira gira gira come una trottola ma non quaglia nulla. Anche lui è un interprete principale del grande inganno che fa sembrare questi giocatori mediocri dei giocatori da Inter.

Brozovic: 3 – nella famosa statistica delle partite di Brozo dove una la gioca in modo eccezionale, una così così è cinque che fa cagare, ieri ha aggiornato la statistica di quelle che fa cagare e alza la media stagionale a 6, togliendola a quella delle partite eccezionali. Inguardabile.

Perisic: 2 – inutile e dannoso. Guardandolo farebbe venire la depressione anche a chi ha appena vinto al Superenalotto.

Eder: 5 – quelli di Sky che non ci capiscono una mazza dicono sia stato il migliore in campo. Segna un gol di culo e poi il nulla… ringraziamo Iddio che Cordaz ha fatto quella parata pazzesca sul tiro di Rafinha perché se segnava e poi ci annullavano il gol per il fuorigioco si sarebbe preso così tante maledizioni che il Brasile veniva risucchiato in un buco nero.

Rafinha, Karamoh, Cancelo 5 – Sei per l’approccio alla partita quattro per l’apporto, ma onestamente non potevano fare di più, entrare in questa Inter è un po’ come entrare in un reparto di lungodegenti, ti piglia immediatamente il coccolone.

Spalletti: 3 – c’è qualcosa che non va, è evidente e lo capirebbe anche un contadino del Kansas. Il punto è capire se questo “immobilismo” tattico di Spalletti sia dovuto alla insoddisfazione di guidare una squadra chiaramente e pesantemente incompleta o se anche lui fa parte della gang del carisma mancato di cui siamo evidentemente vittime e non ha il coraggio, in un momento di evidente difficoltà di inventarsi qualcosa di nuovo. Quello che stride è che sono due mesi che vediamo in campo le due ali tarpate e nessuna soluzione tattica alternativa. Tralascio il fatto che dopo sei mesi ancora non si vedono schemi su calcio d’angolo di punizione e via dicendo e tralascio il fatto che sia folle non ruotare la rosa con i nuovi arrivati soprattutto alla luce dello stato pietoso in cui versano alcuni titolari. Cioè mi spiego meglio, se dopo due mesi di nulla cosmico di Candreva perché evidentemente anche se fa cagare pensi che possa dare qualcosa ma alla fine non da nulla anzi danneggia la squadra, è mai possibile che così buttata per buttata la partita non ti giochi tre gare consecutive con Karamoh o Dalbert, visto che comunque li hai comprati e nella peggiore delle ipotesi li manderai via senza sapere neanche se sanno battere un cross?

Quella che avete letto di Spalletti è la pagella di Spal Inter…. in pratica non è cambiato una mazza e neanche il risultato purtroppo. Solo un nuovo record è stato battuto è la prima volta che l’Inter non vince una partita per otto partite consecutive. Se non si inventa qualcosa lui è davvero finita la stagione, dopo questa partita anche i tifosi più accaniti smettono di accanirsi.

Essere Rafinha!

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Rafinha, all’anagrafe Rafael Alcântara do Nascimento, è nato a San Paolo del Brasile il 12 febbraio 1993. Ha il doppio passaporto brasiliano e spagnolo e viene da genitori sportivi. Il padre è Mazinho ex Lecce e Fiorentina e la mamma è la bella e dolce ex pallavolista Valeria Alcántara. Proprio nella stagione a Lecce, nasce il fratello di Rafinha, Thiago che dopo aver esordito nel Barcellona oggi gioca nel Bayern Monaco.

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Valéria Alcântara. Per una volta abbiamo una mamma più bella di una fidanzata!

Rafinha, Mazinho Thaisa la dolcissima sorellina e Thiago

Tecnicamente Rafinha è un mancino alto 1,74 dal baricentro basso che sa manovrare il gioco, posizionato a centrocampo può giocare su tutta la linea, da mezzala sinistra come ha giocato spesso con Luis Enrique nella stagione in cui ha vinto il triplete (eh già anche lui ha vinto un triplete) con il Barca. Nelle ultime partite invece è stato utilizzato anche sulla parte destra del campo a testimonianza della sua duttilità tecnica. Più in generale è molto bravo tecnicamente e tatticamente, difficile togliergli la palla è dotato di una buona velocità il suo punto più forte sono i dribling e gli assist, con una dote media di 4/5 gol a campionato (lo scorso anno 7 su 28 partite giocate).

Purtroppo proprio nella stagione in cui si sarebbe dovuta consacrare la sua forza nella prima partita di champions contro la Roma il 16 settembre 2015 subisce un infortunio gravissimo con la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro. Infortunio che condiziona la sua carriera peraltro bissato proprio la scorsa stagione da un altro rognoso problema al menisco che lo ha bloccato fino a gennaio di quest’anno.

Oggi il ventiquattrenne Rafinha è arrivato all’Inter in discrete condizioni fisiche e sicuramente pronto a giocare la seconda parte di stagione per confermare che si tratta di un campione al momento solamente sfortunato. L’Inter lo ha preso in prestito con diritto di riscatto fissato a 35 milioni di euro più eventuali 3 di bonus, oltre naturalmente il pagamento del suo stipendio.

In totale tra Barcellona e Celta Vigo, Rafinha si è portato a casa 2 Campionati spagnolo, 4 Coppe di spagna, 2 Supercoppe di Spagna, 1 Champions League, 1 Supercoppa Europea 1 Medaglia d’oro alle Olimpiadi del Brasile e nella stagione 2013 2014 il titolo di giocatore rivelazione della Liga Spagnola.

Boa Sorte amigo ora ti aspettiamo in campo con la sacra maglia per farci vedere quanto sei forte!Risultati immagini per rafinha

Se vuoi vedere gol e skills di Rafinha in carriera clicca qui

Spal Inter, le pagelle del Maestro.

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Handanovic: 5,5 – In una partita come questa nessuno può meritare la sufficienza, neanche lui che ha nessuna colpa sul gol. Solo una uscita che forse impaurisce Paloschi o forse sfiora il pallone in modo decisivo ma la sua fortuna finisce lì. Quello che non è accettabile e che forse lo rende così poco amato dai più, è la totale mancanza di carisma verso i compagni di reparto. Sarebbe ora che quando vede la squadra addormentarsi e rinculare troppo, da buon portiere di una volta prenda a calci in culo qualcuno a caso per fargli capire che così non va.

D’Ambrosio: 3 – Giocatore che per limiti tecnici non potrebbe far parte di questa squadra e forse neanche di questa rosa. Il mister pur di farlo giocare, evidentemente per dare una mano a Candreva, perché senza alternative valide, sposta Cancelo a sinistra, ma come ormai da duecento partite è decisivo come una forchetta in un brodo. Mai una cosa degna di nota e quando ruba un pallone o azzecca un cross è più la sorpresa che la normalità. Alcuni cross o passaggi filtranti poi sono da codice penale…

Skriniar: 5,5 – Anche lui come Handa ha fatto tutto bene a parte il rinvio di testa proprio sui piedi dell’attaccante che poi crossa su Paloschi, ma anche lui come Handa è il caso che quando vede i suoi centrocampisti fare minchiate cominci a prenderne a calci sul sedere qualcuno e ieri visto anche il suo fisico ne avrebbe dovuti calciare a mazzi… Forza Skriniar è ora che cominci a crescere anche come condottiero della squadra.

Miranda: 5 – la presenza di Skriniar vicino lo ha fatto ringiovanire fisicamente, ma l’esperienza è quella di un trentenne e lui più di tutti deve prendere in mano il reparto difensivo, nonché la fase difensiva quando la squadra rincula troppo o tiene male le linee. Altro giocatore dalla classe altissima ma con carisma zero.

Cancelo: 5.5 – Lui sembra che di carisma ne abbia anche troppo, inizia con troppi errori e alcuni di questi forzati e anche pericolosi davanti la porta. È andato via dalla Spagna chiedendo di fare l’ala destra e si ritrova a fare il terzino sinistro eppure se qualcosa nasce è da quella fascia ed è tutta roba sua compresa l’azione da cui nasce l’autogol con cui il difensore della Spal ci delizia con un Développé (cit. di Umberto Resta) perfetto. Sicuramente il più in forma della squadra ma da qui a dire che questa è una prestazione da Inter ce ne vuole.

Candreva: 3 – Il nulla se parte dal nulla potrebbe essere giustificabile, ma qui andiamo oltre parliamo di un giocatore che trasforma chiare occasioni da gol in nulla. Eppure in questa stagione lo abbiamo visto anche produrre qualcosa di buono ma a questo punto viene il dubbio che quella era la straordinarietà questa è la normalità.

Borja Valero: 5 – al quinto errore stupido consecutivo al pub ci si chiedeva se era sceso in campo con gli scarpini messi al contrario, poi piano piano ha preso in mano il gioco in quello che è l’unico ruolo in cui può essere utile alla squadra, ma con gli altri due centrocampisti poco mobili e le due ali in stato di catalessi far partire il gioco in questa Inter è come spingere un TIR con le mani, in salita…

Vecino: 5 – gira gira gira come una trottola ma non quaglia nulla. Potrebbe decidere la partita come fatto con la Roma ma invece di piazzare un missile di collo pieno all’incrocio o un piattone all’angolino basso tira nell’unico punto dove il ragazzino della Spal può arrivarci senza neanche troppa fatica. Nelle altre cose viste, più che dare un senso alla sua partita hanno dato un senso al voto che ha preso.

Brozovic: 4 – ne fa una eccezionale, una così così è cinque che fa cagare, ieri era chiaramente nella statistica delle cinque. Se esiste un problema di carisma nella squadra, ed esiste, lui ne è sicuramente il protagonista principale. L’aggravante nei suoi confronti è che quando gioca con questa testa fa bestemmiare Buddha anche ai monaci tibetani dell’ala buonista…

Perisic: 2 – io personalmente non sono mai stato un estimatore di Perisic per cui il mio giudizio è sicuramente inquinato dall’odio verso coloro che fanno del calcio il proprio sport personale e non quello di squadra. Questo approccio purtroppo gli slavi ce l’hanno nella loro indole e lo vedi dalla tradizione di grandissimi tennisti, di fortissimi sciatori di grandi dell’atletica. Ma il punto è che se un giocatore si comporta così, il suo allenatore lo prende per un orecchio e può, o mandarlo in vacanza una settimana per riprendersi bene, vedi Deky con Mou, o mandarlo in panchina finché non scrive sulla lavagna dieci milioni di volte, il calcio è un gioco di squadra. La cosa triste è che questo lo dico dallo scorso anno ma ancora non cambia nulla.

Icardi: 4,5 – una mezza girata fatta con la stessa convinzione con cui si mette il cappello sul pisello… e si caro Capitano perché degli ultimi due mesi il ricordo che abbiamo di te è di un uomo tatuato che prende il sole nudo con un cappello sul pisello. Caro Capitano la palla i tuo cari compagni non te la danno più e saresti sciocco a pensare che trasformi in oro sempre quelle due palle ignobili a partita che ti passano casualmente, che qualcuno li chiama anche assist. È giunto il momento che posi il cellulare prendi in mano il coraggio, magari lo stesso con cui ha minacciato la curva di difenderti e prendi i tuoi compagni e a due a due li appendi al muro negli spogliatoi per fargli capire a chi deve essere data la palla, SEMPRE! E sì mio caro Capitano che tu dica che i tuoi compagni non si allenano bene è evidente che non frega un cazzo a nessuno, se quando in campo invece di dartela la tirano ogni volta in tribuna è anche colpa tua e a noi questa cosa ci frega tantissimo visto che con questo andazzo si perdono obiettiv importantissimi.

Eder: 3,5 – Eder sta all’Inter che deve andare in Champions come le ruote di una Panda sulla Ferrari nel gran premio di Montecarlo, forse esci dai box con quelle ruote ma come metti la prima si distruggono in milioni di parti… Se poi fosse vera la diceria sulla fronda che stai facendo al Capitano sarebbe il caso che qualcuno della curva ti facesse un bel discorsetto serio e chiarificatore…

Gagliardini: 3 – il voto di stima è per le ultime apparizioni in campo, perché proprio di apparizioni si è trattato…

Rafinha: 7 – Il voto di stima è per i 45 minuti di riscaldamento a bordo campo e perché quando ti abbiamo visto in campo dopo il gol preso ci siamo chiesti se il mister ci stava prendendo per culo a noi o a te che proprio non te lo meritavi…

Spalletti: 3 – c’è qualcosa che non va, è evidente e lo capirebbe anche un contadino del Kansas capitato per caso a Ferrara. Il punto è capire se questo “immobilismo” tattico di Spalletti sia dovuto alla insoddisfazione di guidare una squadra chiaramente e pesantemente incompleta o se anche lui fa parte della gang del carisma mancato di cui siamo evidentemente vittime. La sensazione finale è che il Mister non abbia il coraggio, in un momento di evidente difficoltà di inventarsi qualcosa di nuovo. Quello che stride è che sono due mesi che vediamo in campo le due ali tarpate e nessuna soluzione tattica alternativa. Ieri è entrato Eder in campo all’inizio del secondo tempo, chiaro segnale di errore di formazione iniziale, poi il nulla fino al novantesimo con il nuovo acquisto Rafinha lasciato schiumare a bordo campo nella vana attesa di vederlo giocare, anche questo chiaro sintomo di mancanza di coraggio. Tralascio il fatto che dopo sei mesi ancora non si vedono schemi su calcio d’angolo, di punizione, falli laterali e via dicendo, credo che moriremo tutti nella vana attesa di questo e tralascio il fatto che sia folle non ruotare la rosa con i nuovi arrivati soprattutto alla luce dello stato pietoso in cui versano alcuni titolari. Cioè mi spiego meglio, se dopo due mesi di nulla cosmico di Candreva perché evidentemente anche se fa cagare pensi che possa dare qualcosa ma alla fine non da nulla anzi danneggia la squadra, è mai possibile che così buttata per buttata la partita non ti giochi tre gare consecutive con Karamoh o Dalbert, visto che comunque li hai comprati e nella peggiore delle ipotesi li manderai via senza sapere neanche se sanno battere un cross? È davvero così certo guardandoli negli allenamenti che Dalbert è Karamoh sono peggio degli attuali D’Ambrosio e Candreva? No perché magari dandogli più spazio e responsabilità ti esce fuori un Cancelo e ti levi un problema di buco nella rosa inaspettato, no?
Insomma tralascio questi particolari tattici, ma quello che mi chiedo è mai possibile che se vedi la squadra rinculare di trenta metri non riesci a dire ai tuoi giocatori di salire e tenere la squadra più alta. Cazzo era la Spal mica il Real Madrid o il Barca nella semifinale di ritorno della Champions…  Forza Mister è tutto nelle sue mani, il troppo coraggio ne ha uccisi tanti, ma nessuno è mai stato odiato per questo!

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Il più forte calciatore di sempre.

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Negli ultimi giorni in attesa di rivedere in campo i nostri ragazzi, sinceramente un po’ nauseato di certi atteggiamenti in partita, mi sono divertito a sistemare i miei archivi digitali e ho ritrovato questo racconto di gioventù che scrissi qualche tempo fa.

Era l’estate del 1990 il mondiale di Italia 90 era appena finito e la delusione della sconfitta con l’Argentina mi aveva fatto decidere quasi per dispetto di fare una vacanza in Brasiile. La prima tappa fu Rio de Janeiro e camminando senza meta mi ritrovai in un barrio chiamato Vila Valqueire. Incontrai dei ragazzi con un pallone sotto il braccio vedendomi non del posto mi chiesero se volevo giocare con loro, quasi a testare le capacità dello straniero.

Io accettai immediatamente, il mondiale era ancora caldo nella mia testa e mi ero messo in testa di vendicarmi da solo anche del Brasile esattamente 20 anni dopo quel 4 a 1 che fermò il sogno dell’Italia più bella di tutti i tempi. Una partita che giocammo allo stadio Atzeca con il cuore e contro forse la squadra più forte di tutti i tempi resistendo stoicamente fino a quel maledetto gol di Jairzinho che uccise il nostro sogno. Fu paradossale che quel gol, realizzato dal giocatore che ne aveva fatti tra i più belli della storia del calcio, fu forse il suo più brutto in assoluto, ma lo strano destino di quella partita volle così, maledetto Jairzinho!

Ma questa storia non parla di quella partita che giocai in Brasile con i ragazzi del Barrio, questa storia parla della partita che tutti insieme andammo a vedere subito dopo, sempre nel barrio: Valquerie contro São Cristóvão.

La partita doveva essere importante forse decisiva per il campionato dei giovanissimi perché il piccolo stadio era tutto gremito. Mi siedo e inizia a diluviare! In dieci minuti scende tutta l’acqua del cielo, ma la piccola torcida canta lo stesso canzoni e cori per un ragazzino che mi dicono sia fortissimo. Io mi guardo intorno affascinato dalla gioia con cui si vede la partita e noto vicino a me un signore strano che mi ricorda qualcuno. Non riesco ad identificarlo ma ha un blocchetto in mano e vedo che segna qualcosa. Mi sembra strano vedere qualcuno in quel contesto e sotto l’ombrello con un’aria così professionale e non giocosa, così sbircio su quel notes e leggo: 9 De Lima. Lui notando il mio sguardo chiude subito il libretto e mi guarda male, poi si avvicina e mi dice con tono severo nell’accento tipico portoghese: Tu sei italiano! Che ci fai qui! Io rimango sorpreso, come ha fatto a capire che ero italiano?, ma rispondo sinceramente e gli dico che mi sono perso nel barrio. A quel punto lui mi fa un sorriso si rasserena e mi dice, amigu meo preparati a vedere O fenomeno. Io non capisco un granché con i tamburi che rullano ininterrottamente, ma capisco che qualcosa di eccezionale sta avvenendo. Solo una cosa proprio non riesco a mettere a fuoco, quella faccia io la conosco e lui mi guarda con aria divertita quasi di superiorità e a me questa cosa proprio non va giù.

 

 

Quando entrano in campo i ragazzi il campo è ormai una mezza palude, il terreno durissimo si è trasformato in una sorta di pongo fangoso con pozzanghere sparse qui e li, ma quel dettaglio non fa cambiare idea al pubblico che esplode lo stesso ad applaudire quel ragazzino dal capoccione grosso e dal fisico possente, almeno rispetto agli altri magrolini della squadra. Lo strano signore mi da di gomito e mi dice quello è o fenomeno, ora guarda e vedrai.

 

La partita inizia e alla prima palla presa il capoccione, parte a razzo, non c’è pozzanghera che lo rallenta o buche del terreno che lo infastidiscono, il mediano del Cristóvão prova a falciarlo ma lui lo salta come un ostacolo di atletica, prima una gamba poi subito l’altra. La cosa strana rispetto alla meccanica della corsa del ragazzo è che non perde velocità nel saltare l’avversario anzi riesce ad accelerare ancora, passando in velocità in mezzo ai due centrali che cercano inutilmente di bloccarlo fisicamente. Quell’ultima accelerazione in quel campo impossibile fa scattare in piedi tutto il piccolo stadio che ha già le braccia alzate, pregustando il finale. Io impietrito di fronte a quello spettacolo di tecnica velocità e forza fisica rimango a bocca aperta e quando il portiere nell’ultimo tentativo disperato di fermarlo si butta in avanti, lui con un movimento del bacino, come in un samba impazzito, lo sbilancia facendolo tuffare a sinistra mentre con il pallone tra i piedi se ne va alla sua destra solitario. Solo allora il ragazzino decide di rallentare quella folle corsa appoggiando delicatamente in rete il pallone e allargando le braccia in segno di esultanza. Boato! L’azione dopo fu una replica della prima e quelle dopo ancora altre sublimi repliche delle precedenti. Ogni gol una festa e più si va avanti più il pubblico è ubriaco di gioia. Solo verso la fine del primo tempo quel ragazzino dal sorriso grandissimo, decide di giocare con i suoi avversari, come a sfidarli nel dargli un’occasione di rubargli il pallone e invece che puntare la porta punta il calcio d’angolo, nell’unico punto dove l’acqua non aveva fatto danni. In un secondo, terzino, ala e centrale della squadra avversaria gli sono addosso togliendogli ogni spazio vitale per uscire palla al piede da quell’angolo di campo. Come in un gioco di magia O Fenomeno comincia ad utilizzare anche la suola della scarpa facendosi passare il pallone dietro le gambe per poi con il tacco riportarlo avanti e improvvisamente bloccarlo e riportarlo di nuovo indietro sbilanciando prima l’ala e poi il terzino che all’unisono finiscono a gambe levate, infine riaccelerando verso la porta facendo passare il pallone, come incollato con un elastico alla punta del piede, prima sull’esterno sinistro e poi sul destro… Quando esce da quell’angolo palla al piede, tutto il piccolo stadio ha, chi le mani sulla faccia, chi in testa, chi sulla fronte, chi sulla bocca, quasi a non credere al miracolo che ha appena assistito!

Il signore vicino a me si alza mi guarda e dice  Bene, per me basta così. Io lo guardo ancora esterrefatto da quello che ho visto e dico Ma dove vai non guardi il secondo tempo? ci sarà da divertirsi. Lui con un ghigno mefistofelico mi fa Io lavoro per la Seleção e sono sicuro che noi con questo ragazzo, ci divertiremo parecchio! voi italiani invece vi divertirete un po’ meno.

Che dio te furmini” penso, facendo tutti gli scongiuri del caso, ma non gliela voglio comunque dare vinta e allora gli dico “se diventerà così forte il ragazzino allora puoi stare sicuro che verrà a giocare in Italia e vedrai che farà divertire anche noi” Tiè brutta faccia, così ti impari. Lui si rabbuia e mentre il ragazzino volando ancora sul campo segna l’ennesimo gol decidiamo comunque di salutarci amichevolmente: è stato un piacere (mentendo spudoratamente) e se mai venissi a Roma chiedi del Maestro una birra te la offro di sicuro.
– Grazie amigu, tu invece quando torni in Italia dì ai tuoi amici, che nello stesso giorno hai conosciuto “O fenomeno” e Jair Ventura Filho.
– 
in arte? faccio io cercando di essere spiritoso, senza sapere il meraviglioso assist fornito.
– In arte, Jairzinho!

Raggelai mentre lo guardavo allontanarsi con quel ghigno maledetto, il ghigno di chi ti aveva appena dato il colpo mortale, era proprio lui il maledetto Jairzinho!

Ronaldo mostra il cartellino di giocatore del Cruzeiro

A sedici anni, dopo aver fatto cinque gol in quella partita, il São Cristóvão pensò bene di acquistare il cartellino del giovane Luis Nazario De Lima, in arte Ronaldo, che in pochissimi anni crebbe con il suo mito, con la sua corsa, con la sua gioia di giocare a pallone. Arrivò ancora bimbo in nazionale, grazie a Jairzinho che lo scoprì quel giorno,  così bimbo che divenne campione del mondo negli USA senza neanche giocare un minuto, fino poi a vincere tutto quello che un giocatore individualmente poteva vincere sulla terra.

Alcuni anni dopo quando arrivò all’Inter, ridandoci la gioia di andare allo stadio e soprattutto ridandoci l’orgoglio di essere interisti, in un periodo dove chi vinceva lo faceva da cosca mafiosa, decisi di volerlo rivedere dal vivo e scelsi forse il posto più folle per andare a vederlo, lo stadio della Dinamo a Mosca nella partita di ritorno delle semifinali di Coppa Uefa. Erano un po’ di anni che non andavo più allo stadio, oltre alla beffa di veder perdere ogni anno l’occasione di potercela giocare in campionato eravamo anche costretti a subire le prese in giro dei milanisti e dei maledetti gobbi che con le loro squadre più scarse delle nostre riuscivano lo stesso a vincere. Non c’era bisogno dii essere dei complottisti, per capire che c’era qualcosa di marcio in quei campionati e le uniche soddisfazioni che ci potevamo togliere erano in Europa. Ma O fenomeno era comunque oltre il calcio, era oltre il marcio, era qualcosa che da solo rappresentava l’essenza stessa del calcio, in pratica era una finestra in cui potevi affacciarti per vedere come fosse fatto il paradiso. Fui un pazzo ad andare in Russia con quella neve, quella partita non si sarebbe mai dovuta giocare. I russi pensando di metterci in difficoltà avevano pulito il campo solo pochi minuti prima da uno strato altissimo di neve e quello che uscì dalla pulizia non fu un campo di calcio ma un terreno di pongo fangoso…

Sono seduto in tribuna la temperatura è al limite basso dei termometri russi –20 forse -30, sugli spalti il freddo mi entra nell’anima, sono coperto con almeno sei strati di vestiti ma non c’è pelliccia che mi possa scaldare. Neanche bere un litro di Vodka avrebbe potuto scaldarmi e la partita per intensità non è certo una stufa a carbone… Quando i giocatori entrano in campo Ronnie ha una strana fascia in testa come altri della squadra ma come immaginavo dura poco un paio di dribling la lancia via. Noi stiamo giocando bene e l’inter in campionato viene da una vittoria contro la Roma, (ancora ho dei piccoli sussulti di godimento…) costruita con una doppietta in mezz’ora da Ronnie e all’andata contro lo Spartak il 2-1 ci mette in una condizione di relativa tranquillità. Tranquillità che però sparisce quando il centrocampista Tichonov (che non è il matematico della Regolarizzazione, anche se il suo gol permetterebbe allo Spartak di andare in finale) prima salta uno Zanetti molliccio nel contrasto e poi piega con un destro potentissimo forse anche deviato da Simeone le mani ghiacciate di Pagliuca. Ronaldo fino a quel momento impacciato per quel campo e quel freddo capisce che è giunto il momento di prendere in mano la situazione, anche perché Simeone e Cauet cominciano a picchiare come fabbri per far calmare i russi impazziti rischiando più di una volta l’espulsione. Giusto il tempo di ributtarsi in avanti e Ronnie su rimpallo in area riesce a pareggiare, ma succede qualcosa di strano più si va avanti più quel campo fangoso mi ricorda quel campo di Vila Valqueire perché a un certo punto O Fenomeno lo vedo che non corre più come gli altri giocatori in campo ma comincia letteralmente a volare…

È il secondo tempo, la partita è bloccata sull’1-1, con un gol dello Spartak si va ai supplementari oltre che tutti all’inferno per il freddo che fa, con un gol nostro si va tutti ad ubriacarci. Ma Ronnie ha deciso che è ora di finirla, corre incontro a Sartor che batte un fallo laterale a metà campo, il centrale difensivo cerca di anticiparlo nel controllo ma invece di respingere gli stoppa il pallone che cade tra le gambe del brasiliano che in un lampo è già girato e lanciato verso la porta avversaria. È in quel momento che il pongo fangoso sotto le gambe diventa morbida moquette e rivedo il bambino di quattordici anni che vola sul campo, un controllo, un secondo la palla saltella irregolare ma è incollata ai piedi di Ronnie, il centrocampista dello Spartak cerca di interrompere quella corsa sublime lanciandosi contro come un cane rabbioso a tutta velocità. Ronnie lo vede, lo aspetta, lo fa avvicinare e nel momento del contatto con una velocità al di fuori dell’umano tocca con l’esterno il pallone verso Ivan Zamorano che a sua volta lo aspetta al limite dell’area. Il difensore non vede più il pallone e si scontra contro le gambe marmoree di Ronnie che invece di rallentare aumentano la frequenza come se il fango fosse un acceleratore invece di un elemento ostativo alla sua folle corsa. Ivan controlla il pallone si ferma in un istante che nella sua mente e di chi lo guarda deve essere sembrato una eternità, ma quell’eternità era la perfezione assoluta del tempo necessario a far passare il pallone esattamente tra le gambe dei due giocatori che si frapponevano tra lui e Ronnie. In quell’esatto istante Ronaldo fa qualcosa con il piede che forse Dio è riuscito a fare, creando l’essere umano, ossia ricevere quel pallone e nello stesso istante lanciarsi con un unico tocco in avanti facendolo passare in uno spazio fisico che non esiste. Avete presente quel teorema che se pieghi un foglio in due e fai un buco puoi far passare qualcuno nello spazio tempo? Ecco Ronaldo ha fatto quella cosa lì, perché oltre quel pallone, in quello spazio fisico che non esisteva è passato anche lui, scomparendo prima dei difensori in quel buco nel foglio di carta  e ricomparendo improvvisamente oltre di loro. La mia estasi era in quel momento più vicina ad una esperienza onirica che a qualcosa di tangibile e reale e la finta sul portiere in uscita che avevo visto ben cinque volte in quella partita da bambino furono solo il the end del gesto sportivo più incredibile che avessi mai visto in vita mia.

Subito dopo il gol mi alzai non sentivo più le gambe e non mi interessava continuare a vedere la partita, mi girai e me ne andai, ero felice lo avevo visto ancora una volta fare qualcosa di sovrumano…e glielo avevo visto fare con i nostri colori in Europa, gli unici colori con cui fece vedere queste cose da extraterrestre all’umanità.

La sua storia, la storia del Fenomeno continuò per altri anni, la mia finisce quel maledetto pomeriggio del 5 maggio del 2002, il resto non mi interessa, e anche se ha vinto ancora tantissimo, non è importante.

In un mondo dove si pensava di aver visto già tutto con mostri sacri come Meazza Di Stefano Pelè Maradona, o geni come Garrincha Sivori, Best, Cantona Cruiff, un giorno un ragazzino dai denti enormi iniziò e finì una nuova storia del calcio, la più incredibile. Storia ed emozioni trasmesse ai tifosi sugli spalti che oggi non sono ancora state riscritta in modo più bello, né da Messi, né da Neymar, tantomeno dall’omonimo Ronaldo portoghese.

La Storia di O Fenomeno il più grande calciatore di sempre, che non riuscì mai a diventare il più grande calciatore di sempre.

Luis Nazario De Lima in arte Ronaldo

 

Mister Fantastic

Mister Spalletti

Dopo aver smaltito l’adrenalina a freddo vorrei fare un brevissimo commento tecnico su ieri.

Verissimo che siamo stati un po’ timorosi ma forse per la prima volta lo è stato anche il Mister nelle sostituzioni che a mente serena non sono state perfette. D’Albert fa tre errori gravi di presunzione in una partita in cui è già tanto farne uno. Era di sicuro meglio Nagatomo e il disegno tattico con Perisic a destra non ha funzionato con l’ingresso di Gagliardini, che anche lui ha prodotto zero. Anche l’ingresso di Eder per Icardi non ha un gran senso, quello che non andava non era Icardi in quanto giocatore ma in quanto palle giocabili in profondità, allora era meglio togliere Perisic per Joao Mario che con qualche affondo centrale o lancio di prima poteva dare qualche palla in più a Icardi che per potenza non è certo inferiore a Chiellini e Benatia.

Ma col senno di poi siamo capaci tutti e io vivrei alle Maldive con tre fighe da paura.

Un’altra considerazione è sulle potenzialità delle due squadre.

Parlo di questo perché i gdm restano senza dubbio i più forti della serie A e su di loro dobbiamo puntare per tornare a vincere. Loro secondo me erano all’80% del loro potenziale e si è vista la superiorità in campo, ma nonostante il nostro 70% di potenziale espresso non hanno segnato.

Questo è un segnale importante del lavoro mostruoso di Spalletti e di chi ha composto negli anni questa rosa. Sia chiaro se entrambe le squadre si esprimono al 100% ad oggi siamo sempre meno forti di loro, ma loro hanno pochissimi margini di crescita se non andando al mercato e tirando fuori svariate centinaia di milioni di euro per migliorare la rosa e soprattutto prendendo un allenatore forte forte.

Noi invece abbiamo amplissimi margini di crescita e stiamo scoprendo perfettamente dove andare a cercare senza doverci necessariamente svenare per trovare il giusto innesto. A farla breve con altri tre “Skriniar” mirati dove siamo deboli l’anno prossimo diventiamo i più forti d’Italia in scioltezza.

Andiamo avanti cosi senza tregua come dice il nostro Mister Fantastic i numeri sono pazzeschi per qualità, mentalità e soprattutto tattica, se ripensiamo un secondo ad una delle ultime dieci partite giocate lo scorso anno, che significa pochi mesi fa il salto di qualità che ci ha fatto fare Spalletti è quantico, qualcosa davvero di inimaginabile.

Senza tregua e senza scordarci che il nostro unico vero obiettivo è arrivare prima del quinto posto tutto il resto è roba per chiacchieroni!

AVANTI INTER
AVANTI MISTER FANTASTIC
AVANTI PRESIDENTE