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Di Emerenziano Cardasfera

ovvero: cronaca di due giorni di ordinaria sofferenza e straordinaria goduria.

La trasferta per il derby era stata programmata già a novembre, quando avevo acquistato i biglietti per tutta la famiglia, con l’Inter che viaggiava alla grande e non si conosceva ancora la data delle elezioni.

Nel corso della settimana, fra dubbi e ripensamenti, col rischio maltempo che metteva in dubbio l’effettuazione della partita, ho deciso comunque di partire.

Come definire questi due giorni? Una sofferenza ordinaria e delle godurie straordinarie. Lo spettro non tanto di una sconfitta, perché questo rientra fra le umane possibilità, quanto di una sconfitta disonorevole, senza nemmeno giocarsela, aleggiava nella mia mente creando in me l’ordinaria sofferenza di cui parlavo.

Ma in questi giorni sono anche avvenute tante cose che mi hanno fatto star meglio.
Tanto per cominciare, partire con la mia famiglia è sempre un piacere unico. Quando poi siamo andati a vedere il cenacolo di Leonardo, accompagnati da un’amica che ci ha fatto da guida personale, sentire i miei due figli parlare della prospettiva del quadro e degli studi di Leon Battista Alberti sul punto di fuga, la goduria ha cominciato ad avere il sopravvento.

Rivedere Quintilia, Piemme e Don Diego, conoscere Roberto e altri amici, andare alla partita con loro, è stata pure un’altra grande goduria.

Poi entrati dentro lo stadio, una volta iniziata la partita, l’ordinaria sofferenza ha ricominciato a prendere piede. Nel corso del primo tempo si è discusso a lungo del posizionamento della squadra e delle prodezze incredibili di Handanovic che cominciavo a paragonare al Davy Crockett che trenta di reggere l’assalto di Forte Alamo. “Come faremo a reggere?”, ci siamo chiesti nell’intervallo, cosa potrà fare l’allenatore per ribaltare la situazione? Strama mi cominciava a sembrare il generale Custer di Little Big Horn, la capitolazione era dietro l’angolo.

Ma già nel secondo tempo qualcosa sembrava andar meglio a parte l’ingresso di Schelotto, accompagnato da commenti non particolarmente benevoli. A vederlo, con quella strana capigliatura, mi sembrava proprio un eroe del west. “Che sia lui il Generale Custer?”, mi domando.

Spero solo che sia quello di prima di Little Big Horn. Ed è stato proprio così. Eccolo qui l’eroe che non ti aspetti, che svetta su tutti e raddrizza una situazione compromessa. Sono proprio arrivati i nostri, non riusciamo a crederci.

Poi la partita finisce, e si va tutti al ristorante Brasiliano a mangiare carne. Perfino Gabriel, il cameriere Brasiliano, si ricorda di me, ed è una serata che si conclude alla grande, fra carne sopraffina e Piemme che fa divertire i bambini come i matti coi suoi giochi di prestigio.

La goduria è tornata, ai problemi (quelli veri) ricominceremo a pensare domani.