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meryl-streepGoooooooooooooooooooooood Moooooooooooooooorning Inteeeeeeeeeeeeeeeeeeer!

È ormai una costante, leggere sui social, sulle chat, tra amici nerazzurri ma anche parlandone a voce, che il commentatore Tizio su Sky nel dopo partita ci ha presi senza motivo in giro o che il commentatore Caio alla Rai critica in modo assurdo un nostro potenziale acquisto dopo averlo, in altrettanto modo assurdo, però valorizzato quando si pensava andasse da un’altra parte… Vogliamo parlare poi del silenzio assordante della stampa relativamente alle rose fatte di soli stranieri, rispetto alle assurde interrogazioni parlamentari che ci hanno riguardato qualche anno fa sullo stesso tema? La perenne Crisi Inter, l’inevitabile Inter beffata, le spietate Inter Vergognati con seguiti e strascichi polemici se qualcuno fa notare l’arroganza e il doppiopesismo con cui vengono trattati i nostri colori.

Insomma sapete bene dove voglio andare a parare, sono ormai anni che la maggior parte dei media sportivi italiani e a volte anche non sportivi, si occupano delle vicende nerazzurre sempre con un occhio di riguardo particolarmente malevolo e non parlo solo della famosa prostituzione mediatica di trasmissioni Mediaset legate a un padrone poco elastico, per usare un eufemismo o di quotidiani sportivi con titoli a nove colonne a dir poco deliranti come quelli di Tuttosport o del Corriere dello Sport che chiaramente devono rispondere a un editore che paga profumatemente rispetto all’infima qualità erogata.

Della Gazzetta neanche ne parlo, ormai vivo solo di ricordi, quando da ragazzo la compravo trovavo sempre articoli interessanti ed equilibrati, a volte anche duri ma quantomeno corretti rispetto al periodo storico dell’Inter.
E di ricordi vivo anche nella TV quando c’erano solo tre trasmissioni la Domenica Sportiva, 90° minuto e poi arrivò anche Dribbling, in tutti i casi programmi che annoveravano professionisti di livello, veri e propri signori del giornalismo. Da Enzo Tortora a Carlo Sassi e Bruno Pizzul per non parlare degli interventi di Gianni Brera nella Domenica Sportiva, da Maurizio Barendson e Paolo Valenti a Beppe Viola per Novantesimo minuto oltre una fantastica schiera di inviati che ancora oggi chi ha vissuto quei collegamenti non potrà mai scordare. Infine Dribbling con conduttori del calibro di  Nando Martellini e poi Gianni Minà con Gianfranco De Laurentiis, quest’ultimo un vero principe per educazione e sportività rispetto agli attuali loschi figuri che vediamo oggi permettersi di prendere in giro un allenatore perché non parla un italiano fluente o chiamandolo ironicamente con il nome del fratello con il resto della claque ridacchiare in modo a dir poco ridicolo, fino al nanuncolo napoletano che si diverte a fare appositamente domande provocatorie per potersi far notare almeno su youtube visto che gli ascolti del suo programma sono ormai al livello dei programmi di Rai Educational…

Insomma non è più solo una questione di prostituzione, qui parliamo di un vero e proprio regime mediatico, fatto di ignoranza professionale, arroganza gratuita e strafottenza umana che purtroppo è più figlia di quello che accade oggi nella società di tutti i giorni nelle interazioni becere dei social, nei bar tra tifosotti di quartiere, che nel giornalismo classico di una volta.

Libertà di pensiero direbbero i signori in questione, ma che libertà di pensiero è far finta di russare perché un ospite della tua trasmissione non parla perfettamente la tua lingua, che libertà di pensiero è utilizzare termini diametralmente opposti per lo stesso identico episodio se l’interprete è un soggetto piuttosto che un altro, che professionismo è presentare una partita di un torneo non sapendo neanche le regole del torneo di cui si sta facendo la telecronaca?

E dire che questi signori hanno avuto la fortuna di vivere il momento buio, forse il più buio del calcio e tra l’altro anche della loro storia professionale, visto che alcuni di loro erano direttamente coinvolti con il peggior mafioso della storia del calcio italiano. Hanno avuto la fortuna di capire cosa significa uccidere uno sport con l’inganno l’arroganza l’ignoranza. Invece nulla superata calciopoli di nuovo in pista a darci dentro incitando alla violenza verbale ai propri interessi personali, al proprio becero tifo. Ricordo perfettamente la campagna violentissima nei nostri confronti nel periodo in cui lottavamo con la Roma per il titolo, ricordo il massacro su Balotelli su Mancini e poi l’arrivo di Mourinho che nel giro di poche settimane capì subito l’andazzo e appena gli fu possibile scappò via profetizzando il “ve la faranno pagare” chiaramente non legato al solo ambito sportivo. Ricordo perfettamente Andrea Stramaccioni dire davanti a noi bloggher “In tutta la mia vita passata nel calcio, non ha mai visto da nessuna parte quello che succede all’Inter con la stampa, tutto è semplicemente vergognoso”

Ora la mia fortuna è che io per una mia scelta guardo solo ed esclusivamente i 90 minuti di partita e tutto il resto lo lascio agli altri che vogliono farsi del male con questo sistema di media ridicolo, ma leggere in continuazione le vostre grida di dolore non mi lascia indifferente e quando ieri è capitato di ascoltare il bellissimo discorso di Meryl Streep ai Golden Globe Awards ho pensato a questo argomento e a quante similitudini ci sono con quello che ci sta succedendo.

Meryl Streep come d’altronde la maggior parte degli americani ha compreso molto bene in che guaio gigantesco si sono ficcati gli americani. Hanno eletto un presidente che si permette di umiliare i propri interlocutori, addirittura anche se sono disabili e in sedia a rotelle, facendolo in modo impudente e senza remore. E allora cosa fa Meryl Streep che vede in pericolo la sua libertà, la libertà degli americani ed in particolare degli attori chiede aiuto a chi? Alla stampa, ai giornalisti, a coloro che secondo lei sono così forti, così superiori, così giusti che neanche il Presidente degli Stati Uniti può zittire con la sua ricchezza, arroganza e ignoranza. La stampa, la libertà di stampa, la verità! Unica vera forza di libertà di eguaglianza di verità!

Ma a chi possiamo chiedere aiuto noi se proprio la nostra stampa è il problema?!
Strana questa cosa, noi tifosi interisti chiediamo uguaglianza verità professionalità e odiamo la stampa che non riesce a darcela, gli americani chiedono la stessa cosa e come ultima chanche per ottenerla si appellano proprio alla stampa!

Chiaramente rapportando i due temi in questione siamo proporzionalmente come dal picco dell’Everest alla fossa delle Marianne, ma quando parliamo di informazione nel mondo, parliamo di LIBERTÀ, EGUAGLIANZA, VERITÀ

E mi spiace da morire per le centinaia di professionisti dei media minori, per visibilità chiaramente, non certo per il prodotto che tirano fuori, che per colpa di questa minoranza privilegiata che rimbomba in modo assordante nelle nostre case si debba fare di tutta l’erba un fascio, spiace perché questi ragazzi e queste ragazze che tutti conosciamo e che lavorano come cani per avere un like, per avere una visualizzazione, per cercare di remare con la loro piccola canoa contro queste gigantesche corazzate diffondendo più verità possibile, alla fine restano una goccia d’acqua in un mare assordante di menzogne arroganza e dilettantismo.

Ma questo ormai non lo dico solo io lo dicono i fatti e non si offendano coloro che lavorano nel settore in Italia la stragrande maggioranza degli italiani non ricevono più l’informazione vera, libera al di sopra delle parti e nel nostro mondo quello che più amiamo ossia il calcio, se possibile è ancora peggio. Mi viene solo una parola per concludere questo mio articolo.

VERGOGNATEVI

E va da se pensare che per queste meravigliose parole di fratellanza, di denuncia, di libertà, Meryl Streep non possa che essere Interista!

«Grazie Hollywood Foreign Press, giusto per sottolineare quello che ha già detto Hugh Laurie, voi e tutti noi apparteniamo alla categoria più diffamata in America. Pensateci: Hollywood, foreigners (stranieri), press (stampa). Chi siamo noi e cos’è Hollywood? Tante persone provenienti da posti diversi. Io sono nata, cresciuta e sono stata educata nella scuola pubblica del New Jersey, Sara Palz è nata in Florida, cresciuta da una madre single a Brooklyn, Sarah Jessica Parker era una di sette/otto figli in Ohio, Amy Adams è nata a Vicenza, Veneto, in Italia e Natalie Portman è nata a Gerusalemme. E la bella Ruth Negga è nata in Etiopia e cresciuta in Irlanda ed è stata chiamata a interpretare una ragazza delle Virginia. Ryan Gosling come tutte le persone più gentili è canadese e Dev Patel è nato in Kenya, cresciuto a Londra e chiamato ad interpretare un ragazzo indiano, Quindi Hollywood è piena di outsider e stranieri, per cui se dovessero cacciarli via non avreste altro da guardare che non sia football o arti marziali.

Il lavoro di un attore è entrare nella vita di persone diverse da noi e farvi vivere ciò che provano loro e ci sono state così tante performance quest’anno che hanno fatto proprio questo, ma ce n’è stata una in particolare che mi ha colpito, ma non in senso buono, ma ha raggiunto il suo scopo: far ridere il pubblico. È stato il momento in cui la persona chiamata a sedersi nel posto più rispettato del nostro Paese ha fatto l’imitazione di un reporter disabile, una persona che non poteva difendersi. Questo mi ha spezzato il cuore e non riesco a non pensarci perché non era in un film, ma era vita reale e questo istinto a umiliare, a bullizzare, quando viene da qualcuno potente sembra dare il permesso ad altre persone di fare lo stesso. Mancanza di rispetto porta mancanza di rispetto, la violenza genera altra violenza. Quando i potenti usano la propria posizione per mettere altri a disagio perdiamo tutti. Questo mi porta alla stampa: abbiamo bisogno che la stampa ci sia per ogni oltraggio, per questo i nostri fondatori istituirono la stampa e la sua libertà. Per questo chiedo alla Foreign Press di continuare ad andare avanti perché noi abbiamo bisogno di loro e loro di noi per salvaguardare la verità».

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