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Da vecchio analista cerco sempre di dare spazio alla razionalità dei numeri e dei fatti prima di prendermi a bottigliate sulle palle o di prendere a bottigliate chi si ritiene il colpevole di certe situazioni. Inoltre prima di gridare al moriremo tutti bisognerebbe almeno aspettare di essere sull’orlo del baratro, limite che ancora non sembra essere stato raggiunto dalla squadra visto il quarto posto.

Certo è evidente che il trend delle ultime partite non fa pensare che tutto vada benissimo, ma forse non tutto è da buttare, viste le difficoltà delle nostre concorrenti.

Gli aspetti da analizzare per individuare il trend negativo, sono sempre quelli da quando esiste il calcio, ossia in ordine di importanza la Società, l’Allenatore, i Giocatori e infine i fattori esterni, dove per esterni intendo tifosi arbitri e media. A questi aspetti dobbiamo anche analizzare in modo trasversale ulteriori fattori come la mentalità vincente, l’attaccamento alla maglia o il senso di appartenenza e infine per chi scende in campo, lo stato di forma fisica e mentale.

Tutti argomenti che offrono spunti infiniti e soprattutto sindacabili ma in questo post mi soffermerò ad analizzare soltanto i numeri prodotti ad oggi cercando di dare delle conclusioni il più asettiche possibili.

Tralasciando i numeri conosciuti delle classiche tabelle da classifica con punti e reti in casa e fuori, facciamo subito un passo avanti e dividiamo la stagione in due fasi, prima della sconfitta con l’Udinese e dopo la sconfitta. Prima della sconfitta, in 16 partite, l’Inter ha realizzato 12 vittorie e 4 pareggi segnando 33 gol (più di due gol a partita) e subendone solo 10 (poco di più di un gol subito ogni due partite). Dalla sconfitta con l’Udinese il trend è stato drammatico, 7 partite, 5 pareggi e due sconfitte, 5 gol fatti (meno di 1 a partita) e ben 8 subiti (più di 1 a partita). I numeri ci dicono che non solo siamo calati drasticamente come gol fatti da più di due a partita e meno di uno, ma soprattutto abbiamo aumentato di brutto la perforabilità della nostra porta, passando da 0,6 gol a partita a 1,1.

Se c’è quindi da analizzare un problema si dovrebbe fare a 360° guardando anche la fase difensiva e non come stanno facendo tutti nell’individuare solo nella fase d’attacco la principale causa degli insuccessi. Anche perché i numeri ci dicono che la media dei tiri fatti dall’Inter dentro e fuori dello specchio non è di molto differente dal pre e post Udinese. Prima dell’Udinese ne facevamo 15,8 a partita dall’Udinese in poi 14,7, praticamente uno solo in meno a partita. E di tiri nello specchio la differenza si assottiglia ancor di più, da 5,5 a 4,9 tiri a partita. In pratica l’attacco, seppur ci sembri molto più asfittico, produce la stessa quantità di tiri. A questo punto è evidente che per l’attacco il problema è di qualità delle conclusioni e la qualità dell’attacco riconduce sempre allo stesso valore, gli assist che dalla partita con l’Udinese sono praticamente spariti.

Per la difesa il discorso è identico prendiamo più gol ma i tiri che subiamo sono addirittura meno rispetto al pre Udinese. Siamo passati da 15,8 tiri subiti a partita a 14,7 di media delle ultime prestazioni e i tiri nello specchio sono rimasti uguali, sempre 3,3. Anche qui è evidente che la differenza la fa la qualità degli attacchi che subiamo o per meglio dire la mancanza di qualità che la nostra difesa sa opporre agli attacchi avversari. Prendiamo gli stessi tiri ma i gol aumentano, ciò non può che significare che difendiamo molto peggio e quando subiamo un tiro è talmente “facile e pulito” vedi i gol di Spal e Crotone, che il portiere non può fare nulla per evitare il gol.

fonte inter.it

In soldoni se nell’attacco sono gli assist a generare il danno, in difesa è tutta la fase difensiva che non funziona e per fase difensiva intendo principalmente la copertura del centrocampo che mancando il suo supporto costringe il reparto difensivo a fare dei movimenti di copertura sbagliati, portando i nostri centrali fuori posizione (quante volte avete visto Skriniar e Miranda andare a coprire sulle fasce?) o peggio ancora a far rinculare il baricentro della nostra squadra al limite della nostra area. Sia con la Spal che con il Crotone, per citare solo le ultime due partite siamo stati messi sotto nei secondi tempi al punto che sembravamo noi la provinciale e loro l’Inter.

Ci saranno molti motivi per questa mancanza di copertura del centrocampo, ma anche qui guardando i numeri dei centrocampisti utilizzati qualcosa si capisce. Il più evdente di tutti è l’utilizzo più continuo di Brozovic tra i titolari nelle ultime 7 partite. Pre Udinese Brozo da titolare ha giocato solo 5 partite su 16 dall’Udinese in poi 5 su 7. Ma perché Brozo? Il croato purtroppo è uno dei grandi dubbi irrisolti di questa Inter, è l’unico che ha piedi e visione al livello di un regista vero ma è anche quello che in fase difensiva non ha il “fisico” per fare le due fasi (mi sarei potuto fermare anche a non ha il fisico.) Inevitabilmente, con Candreva Perisic e Icardi oltre la linea della palla, se non recupera lui il miss match davanti la difesa con i centrocampi avversari ci vede sempre perdenti o in estrema difficoltà. Non è un caso infatti che il centrocampo dell’Inter pre Udinese ha quasi sempre visto Gagliardini completare il terzetto con Borja e Vecino mentre Brozo e Joao Mario (5 volte titolare) sono stati centellinati e soprattutto mai utilizzati insieme (a parte con il Chievo per manifesta inferiorità) per evidente incapacità di copertura.

fonte inter.it

Da questi dati è chiaro che al netto delle condizioni attuali di forma mentale e fisica dei giocatori, la principale problematica al momento è quella della mancanza di equilibrio della formazione in campo che non riesce ad esprimere né un gioco continuo e produttivo, ma ancor di più alla ricerca di questo, non garantisce quelle coperture alla difesa utili a non retrocedere il baricentro della squadra e a tutelare la difesa stessa dagli uno contro uno. La soluzione migliore che ci indicano i numeri e se il Mister vorrà mantenere in futuro il modulo 4-2-3-1 è tornare all’assetto con Borja Valero davanti la difesa Gagliardini e Vecino al centro con Candreva e Perisic ali ma sulla stessa linea dei due centrali. 

A corollario di quanto detto e guardando ancora in numeri vediamo altri dati a dir poco imbarazzanti per giocatori e squadra che devono essere protagonisti in questo campionato. L’inter tra calci d’angolo e cross dal campo ha tirato il pallone verso verso l’area avversaria circa 585 volte, record assoluto tra tutte le squadre di serie A (la Juve ne ha fatti solo 271!), ma quanti di questi crosso vanno a target? Quasi 200 muoiono sulle terga dei terzini avversari e dei restanti, pochissimi e si contano sulle dita delle mani, arrivano sulle teste dei nostri attaccanti. Questo dato ci pone al comando della classifica dei gol di testa ma se approfondiamo il dato sulla precisione torniamo punto a capo, la gobba con la metà dei cross che facciamo noi fa un solo gol in meno di testa rispetto a noi 8, in luogo dei nostri 9.

testa gol

fonte lega serie A

Se poi vogliamo approfondire il dato degli assist i numeri ci danno informazioni ancor più disarmanti, l’Inter ha fornito ai suoi attaccanti 88 assist ma solamente 21 sono vincenti e di questi 21 pochissimi possiamo definirli veramente assist. Apro e chiudo una parentesi che però per me è fondamentale. Gli assist non sono cross sulla testa tirati dalla tre quarti di campo o dalla bandierina in mezzo a dieci giocatori vedi Eder con il Crotone. Gli assist per me sono passaggi grazie ai quali e solo tramite i quali si generano gol. Per meglio dire, il cross di Perisic per Icardi a Roma Inter, dove Icardi stoppa il pallone arretrato si gira e con una mezza girata la mette all’angolino, ecco per me quello non è un assist. Quello che Perisic fa invece a Vecino pochi minuti dopo, nel quale Vecino la deve appoggiare in rete è un Assist! Il cross di Candreva per Borja Valero nel gol contro il Verona è un Assist, quello del gol di Icardi fatto da D’Ambrosio con l’Atalanta è solo un cross che poi Icardi trasforma in gol con un colpo di testa spaziale. Tutto questo per dire che gli assist sono il completamento di una azione di gioco ragionata che porta, naturalmente, gli attaccanti a segnare. L’assist è il gioco del calcio, il gol di Icardi che la gira di testa con una maestria unica nel suo genere è un capolavoro di Icardi, non è il gioco del calcio.

La controprova è che tornando ai numeri sugli assist la Lazio e la gobba con un numero di assist totali più o meno simili all’Inter (la Lazio addirittura 11 di meno) ne trasformano in vincenti ben 13 di più e questo perché come scrivevo sopra i loro assist sono figli del gioco di squadra, dell’inserimento dei centrocampisti e dei movimenti ad accentrarsi delle ali che permettono di dare palloni solamente da appoggiare in rete e non cross buttati dalla trequarti facendosi il segno della croce. Juve Lazio e anche Napoli rispettivamente grazie a questo modo di giocare hanno segnato 21, 20 e 12 gol più dell’Inter. 

Assist

fonte lega serie A

Tutti questi numeri ci riconducono quindi al fattore assist che da sempre è il grande male dell’Inter post triplete. I vari allenatori che si sono susseguiti hanno sempre cercato di lavorare su questo fattore cercando ali idonee a servire i nostri attaccanti replicando quello che facevano gli immensi Pandev ed Eto’o con Mourinho. La cosa paradossale è che sia Eto’o che anche Pandev sono tutto fuorché ali pure e forse proprio questo li rendeva funzionali al tipo di ruolo che deve avere l’esterno in un centrocampo avanzato a 3, accentrandosi molte volte e scambiando con Milito e Sneijder. Con questo voglio dire che Candreva e Perisic sono due ali pure (quasi da Rugby) che ci possiamo permettere solo ed esclusivamente se forniscono almeno il doppio degli assisti visti finora e questo per due motivi. Il primo è che non avendo un regista vero e terzini davvero scarsi (vedremo se Cancelo ci smentirà) non abbiamo altre alternative. Il secondo avendo solo Icardi al centro dell’area ed essendo Candreva e Perisic non certo due killer del gol, se non forniscono assist a lui non abbiamo altre soluzioni d’attacco che portano alla conclusione vincente. Se a questi fattori tecnici ci aggiungiamo lo scarso stato di forma (mi fermo qui perché si aprirebbe una voragine a parlare di altre cose) delle due ali il gap vero e limitante è servito.

Cosa fare?

Chiuso il mercato e vista la condizione mentale e atletica dei nostri le soluzioni non possono che essere due. La prima è cambiare modulo e trovare una soluzione che veda l’utilizzo di giocatori più in forma eliminando un’ala pura con un modulo tipo 4-4-2 con Eder o Perisic al fianco di Icardi o in alternativa facendo massa a centrocampo con un 3-5-2 . La seconda è mantenere lo stesso modulo avendo il coraggio di inserire le riserve al posto dei titolari non in condizione, Karamoh o Cancelo per Candreva, Vecino per Perisic e Rafinha al centro del gioco a fare regia, visto il promettente approccio con il Crotone.

Io sono fortissimamente convinto che non siamo sull’orlo del baratro e che basta davvero poco per riprendere quell’abbrivio che ci ha portato nelle prime sedici partite a diventare primi. L’obiettivo è sempre il quarto posto e Roma e Lazio stanno facendo di tutto per mantenerci in corsa, basta pochissimo per ritrovare gli equilibri e un po’ più di generosità nel passarsi il pallone per finalizzare quello che si crea e i numeri ci dicono, che anche ad oggi non è poco!

AVANTI INTER
AVANTI MISTER
AVANTI PRESIDENTE

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