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Nelle profondissime pieghe del Calciomercato estivo e soprattutto il giorno della presentazione dei calendari di questa stagione è passato sotto traccia un fatto davvero importante che probabilmente cambierà ancora una volta la storia di questo sport ed in particolare l’utilizzo del VAR.

Come riportato bene in questo articolo di Eurosport da questa stagione in pratica sarà quasi ed esclusivamente l’arbitro in campo che chiederà l’utilizzo del VAR. Ciò non avverrà più sistematicamente su situazioni che possono essere quantomeno controverse come lo scorso anno erano stati invitati a fare gli arbitri, ma solo ed esclusivamente in caso di forti dubbi, sempre dell’arbitro, su quanto da lui visto.

In poche parole il VAR verrà chiamato dall’arbitro, solo se lo stesso non ha fisicamente visto quanto accaduto in campo.

Sì certo dalla regia gli arbitri ai video interverranno in caso di errore macroscopico o su fuorigioco in cui i guardialinee non possono fisicamente vedere per la velocità dell’azione, ma in questo caso il VAR servirà a salvare l’arbitro e i guardialinee da un evidente errore che non solo falserebbe la partita ma metterebbe a rischio anche la loro carriera e quindi è facilmente comprensibile che sia ben accettato dalla stessa categoria arbitrale.

Sembra assurdo ma se possibile questo nuovo protocollo è anche peggio del non utilizzo del VAR perché in pratica autorizza ufficialmente l’arbitro, in casi come quello di ieri con Asamoah e anche peggio con Icardi nel fallo da dietro rivisto con un solo replay, a sbagliare impunemente e sotto l’ala protettiva del nuovo protocollo.

Ma come può succedere tutto ciò? è molto semplice, se l’arbitro a prima vista non ritiene fallosa la spinta su Asamoah perché fatta di spalla sul giocatore in corsa, l’azione prosegue e la regia del broadcast di turno DAZN o SKY o Mediaset Premium continua a seguire il gioco in campo con qualche stacco sulle facce dei giocatori e dell’arbitro. Ciò cosa comporta? che la stessa regia, seguita anche dagli arbitri al VAR, non può concentrarsi sui cinque o sei replay che servono a dipanare i dubbi e con lo scorrere del gioco non c’è più tempo per analizzare approfonditamente il fallo, che nel caso di Asamoah, si dimostrerà esserci non nella spinta, ma nello sgambetto simultaneo effettuato con il piede del difensore.

Stesso dicasi per il fallo di Icardi in cui nell’unico replay efficace si vede chiaramente che la palla in pratica resta ferma dopo il contatto ma non si vede bene il calcio del difensore che invece di prendere il pallone prende le caviglie di Icardi. A gioco fermo, lo scorso anno, l’arbitro Mariani che fu l’arbitro con più richieste di VAR in serie A, avrebbe avuto modo di vedere (e anche noi) almeno i replay di altre tre o quattro angolazioni, che sicuramente avrebbero dimostrato che il fallo su Icardi era netto e di conseguenza meritava il relativo rigore.

Viceversa nel caso del fallo di Miranda basta una semplice ma evidente pizzicata di maglia con conseguente svenimento di Berardi per decretare un rigore ridicolo anche solo per le leggi della fisica, considerando che non ci sono nervi e tendini attaccati alle maglie dei calciatori che quando vengono toccati immobilizzano l’utilizzo delle gambe facendoli cadere come sassi nel vuoto…

Nicola Rizzoli, designatore della CAN Serie A in occasione della presentazione dei calendari ha dichiarato:”Puntiamo da subito a un livello alto, vogliamo portare il calcio a un livello di giustizia totale: non ci sarà mai, ma abituiamoci a correzioni evidenti” 

Ecco Signor Rizzoli noi non desideriamo che si arrivi ad un livello di giustizia totale, che ci mette anche un po’ paura questa cosa, considerando che come categoria professionale già soffrite di deliri di onnipotenza da oltre cento anni, a noi basterebbe che il protocollo VAR tornasse ad essere quello delle prime tre giornate di campionato dello scorso anno quello dove, non un dubbio conclamato o un intervento necessario dalla regia cambiasse o modificasse una decisione presa sul campo, ma quello dove se avviene un contatto in area di qualsiasi tipo, si guardano serenamente tre replay, arbitro compreso, e tutti si vive più serenamente che di stare cinque minuti in più allo stadio o davanti alla televisione, non ce ne frega nulla a nessuno se poi non si passano settimane intere a parlare delle vostre cazzate fatte in campo.

Anche perché quando parla di abituarsi a correzioni evidenti ci fa pensare che vi state riprendendo in mano il giocattolo e da collaboratori del sistema, volete ridiventare padroni del sistema.

E tutto ciò non è più sport, non è più calcio.

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